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Il 17% dell'acqua potabile disperso tra le reti
L'assessore Cattaneo: «Troppe società inutili con acquedotti
inefficienti»
Ogni anno le reti
idriche in provincia di Como perdono 8 milioni di metri cubi d'acqua
potabile. Il dato è stato rilevato ieri pomeriggio dall'assessore
provinciale all'Ambiente, Francesco Cattaneo, nel corso del convegno di
rilievo internazionale svoltosi a Villa Olmo e dedicato all'acqua e al
cambiamento climatico.
Complessivamente, ogni anno gli acquedotti comaschi captano ben 63
milioni di metri cubi d'acqua dei quali però soltanto 55 risultano dalle
letture dei contatori. «Purtroppo - ha spiegato Cattaneo - la parte
mancante, all'incirca 8 milioni di metri cubi vengono persi per strada a
causa dell'inefficienza delle reti. Più o meno, si tratta del 17%».
Cattaneo ha insistito polemicamente sulla necessità di una
razionalizzazione nella gestione e nella distribuzione dell'acqua, oggi
polverizzata tra una miriade di società diverse. «Ci sono troppi
presidenti di piccole società, troppi Consigli di Amministrazione
affollati e tutti intoccabili e inamovibili - ha affondato Cattaneo -
Questi sono i veri costi della politica, questo sottogoverno famelico è
il problema». Concetti che in tono più soft sono stati ripresi anche dal
direttore generale di Acsm, Enrico Poliero. «Esiste una oggettiva
necessità di superare la frammentazione dello scenario attuale - ha
affermato Poliero - soprattutto in un mercato così ristretto come quello
della provincia di Como. Così come servirebbe pianificare gli
investimenti attraverso una unica cabina di regia e non per iniziative
singole». Il direttore generale dell'ex municipalizzata - che sulle
perdite d'acqua relative ad Acsm ha indicato la cifra del 20% - ha poi
sottolineato la cattiva usanza degli utenti di non bere l'acqua del
rubinetto ma di acquistarla in bottiglia. «L'usanza è dura a morire - ha
detto Poliero - eppure non ha fondamento perchè l'acqua di Acsm è
sottoposta a controlli rigorosi e frequenti ed è spesso persino migliore
di quella imbottigliata».
Un allarme di genere diverso, ma non meno grave, è giunto durante il
convegno da Roberto Bianchi, amministratore delegato di Cida, la società
che racchiude Comodepur, Larianadepur e acquedotto industriali. «La
direttiva che impone che a partire dal 2010 i fanghi reflui del
depuratore non possano più venir reimpiegati per usi agricoli - ha detto
- ci creerebbe problemi enormi, tecnici ed economici, se nel frattempo
non avessimo individuato un termovalorizzatore per smaltirli
diversamente. Non vorrei esagerare, ma Como su questo tema rischia di
vivere un problema simile a quello di Napoli per la spazzatura».
L'assessore provinciale alle politiche sociali, Simona Saladini, ha
infine annunciato che Como sarà la prima provincia lombarda a lanciare
una campagna di solidarietà. «Ogni cittadino potrà decidere di donare un
centesimo per ogni metro cubo d'acqua consumata ad un fondo specifico -
hanno confermato Daniele Maggi e Franco Mercuri, presidente e
coordinatore dell'Associazione Comasca per la Cooperazione
Internazionale - Il denaro raccolto potrebbe essere gestito in parte
dalle Nazioni Unite attraverso il nostro ente e in parte da altri altri
soggetti che operano nel Sud del mondo tramite bandi speciali».
A conclusione della giornata, un concerto al Teatro Sociale offerto
dalla Filarmonica Cittadina Alessandro Volta. |