CORRIERE di COMO  27 GENNAIO 2008


Il 17% dell'acqua potabile disperso tra le reti
L'assessore Cattaneo: «Troppe società inutili con acquedotti inefficienti»

Ogni anno le reti idriche in provincia di Como perdono 8 milioni di metri cubi d'acqua potabile. Il dato è stato rilevato ieri pomeriggio dall'assessore provinciale all'Ambiente, Francesco Cattaneo, nel corso del convegno di rilievo internazionale svoltosi a Villa Olmo e dedicato all'acqua e al cambiamento climatico.
Complessivamente, ogni anno gli acquedotti comaschi captano ben 63 milioni di metri cubi d'acqua dei quali però soltanto 55 risultano dalle letture dei contatori. «Purtroppo - ha spiegato Cattaneo - la parte mancante, all'incirca 8 milioni di metri cubi vengono persi per strada a causa dell'inefficienza delle reti. Più o meno, si tratta del 17%». Cattaneo ha insistito polemicamente sulla necessità di una razionalizzazione nella gestione e nella distribuzione dell'acqua, oggi polverizzata tra una miriade di società diverse. «Ci sono troppi presidenti di piccole società, troppi Consigli di Amministrazione affollati e tutti intoccabili e inamovibili - ha affondato Cattaneo - Questi sono i veri costi della politica, questo sottogoverno famelico è il problema». Concetti che in tono più soft sono stati ripresi anche dal direttore generale di Acsm, Enrico Poliero. «Esiste una oggettiva necessità di superare la frammentazione dello scenario attuale - ha affermato Poliero - soprattutto in un mercato così ristretto come quello della provincia di Como. Così come servirebbe pianificare gli investimenti attraverso una unica cabina di regia e non per iniziative singole». Il direttore generale dell'ex municipalizzata - che sulle perdite d'acqua relative ad Acsm ha indicato la cifra del 20% - ha poi sottolineato la cattiva usanza degli utenti di non bere l'acqua del rubinetto ma di acquistarla in bottiglia. «L'usanza è dura a morire - ha detto Poliero - eppure non ha fondamento perchè l'acqua di Acsm è sottoposta a controlli rigorosi e frequenti ed è spesso persino migliore di quella imbottigliata».
Un allarme di genere diverso, ma non meno grave, è giunto durante il convegno da Roberto Bianchi, amministratore delegato di Cida, la società che racchiude Comodepur, Larianadepur e acquedotto industriali. «La direttiva che impone che a partire dal 2010 i fanghi reflui del depuratore non possano più venir reimpiegati per usi agricoli - ha detto - ci creerebbe problemi enormi, tecnici ed economici, se nel frattempo non avessimo individuato un termovalorizzatore per smaltirli diversamente. Non vorrei esagerare, ma Como su questo tema rischia di vivere un problema simile a quello di Napoli per la spazzatura».
L'assessore provinciale alle politiche sociali, Simona Saladini, ha infine annunciato che Como sarà la prima provincia lombarda a lanciare una campagna di solidarietà. «Ogni cittadino potrà decidere di donare un centesimo per ogni metro cubo d'acqua consumata ad un fondo specifico - hanno confermato Daniele Maggi e Franco Mercuri, presidente e coordinatore dell'Associazione Comasca per la Cooperazione Internazionale - Il denaro raccolto potrebbe essere gestito in parte dalle Nazioni Unite attraverso il nostro ente e in parte da altri altri soggetti che operano nel Sud del mondo tramite bandi speciali».
A conclusione della giornata, un concerto al Teatro Sociale offerto dalla Filarmonica Cittadina Alessandro Volta.